martedì 4 gennaio 2011

Pier Paolo Pasolini: Appunti sul pensiero politico



Ho scritto queste poche righe con lo scopo di elencare quello che secondo me e' l'essenza del pensiero politico/sociale pasoliniano. Quantomeno e' questa la parte che mi ha colpito di piu', probabilmente a causa del mio retroterra culturale. Non ho quindi la pretesa che sia un riassunto soggettivo a 360 gradi. I testi di riferimento sono Scritti Corsari (1975) e Lettere Luterane (1976). Ho letto altri libri ma questi due sono quelli che mi hanno affascinato di più.
Chiedo scusa in anticipo se il linguaggio da me utilizzato è un pochino pesante e/o sgrammaticato. Questo post è più in insieme di appunti che un articolo vero e proprio... quindi per favore non insultatemi!!

Pasolini visse la sua giovinezza e la propria formazione intellettuale durante il ventennio fascista. Con la caduta del regime prese parte alla scena intellettuale italiana fino al 1975, l'anno della sua morte. Pasolini si dichiarava antifascista e comunista anche se appoggio' con forza le iniziative del partito radicale. Fu regista, giornalista, poeta e romanziere.

Ecco elencati quelli che a mio avviso sono i punti principali della critica pasoliniana alla società italiana degli anni 70':

-Il regime clerico/fascista democristiano del dopoguerra (anni cinquanta e sessanta), rappresentava la continuazione del precedente regime fascista sotto una luce di falsa tolleranza democratica. Secondo PP la mancata eppurazione della classe dirigente fascista e la repressivita' delle forze armate rendevano il nuovo stato repubblicano antifascista solo di nome. A rafforzare le convinzioni dell'autore era anche la constatazione che la DC era sostenuta come per il fascismo dalla classe contadina e piccola borghese. Inoltre i valori su cui si basava il nuovo governo richiamavano alla moralita', patria, famiglia, Dio, risparmio su cui il fascismo aveva fatto perno.

-Con gli anni settanta il vecchio regime democristiano si trasformo' a causa dell'esplodere della societa' dei consumi. Il nuovo stile di vita consumistico minava i valori della vecchia societa' arcaica italiana, erodendo velocemente le basi del potere clerico/fascista democristiano. I potenti DC erano diventati solamente un gruppo di persone dedite alla mera conservazione del proprio potere dato che dal punto di vista pratico e ideologico la DC era stata superata. Esemplare fu la netta affermazione dei referendum promossi dai radicali nei primi anni 70' (aborto e divorzio). Queste consultazioni elettorali dimostrarono chiaramente che il popolo italiano aveva sviluppato idee molto piu' avanzate di quelle del governo DC e del vaticano.

-La causa del profondo cambiamento dello stile di vita degli italiani fu l'avvento della nuova societa' consumista. Il veloce sviluppo economico aveva generato uno stile di vita fortemente materialista che uniformo' le abitudini degli italiani distruggendo irrimediabilmente tutte le precedenti sottoculture locali, dialettali ecc. La nuova grande classe piccolo borghese si era affermata ovunque caratterizzandosi per l'assoluto e volgare conformismo edonista. Il popolo italiano fu per la prima volta nella sua storia unificato anche dal punto di vista culturale anziche' solamente geografico. Pasolini rimarco' che neanche il fascismo era riuscito con il suo culto dello stato a unificare la cultura e la lingua degli italiani in maniera cosi' forte e definitiva. La televisione e la scuola media erano corresponsabili del genocidio culturale in atto perche' diffondevano il mediocre standard piccolo borghese italiano promuovendo il nuovo stile di vita consumistico. Per Pasolini l'anomalia italiana nella creazione della nuova societa' consumistica rispetto a quella gia' avvenuta negli USA, Inghilterra e Francia e' che solo in italia la distruzione della vecchia societa' popolare/contadina e' stata cosi' repentina e totale mentre altrove e' stata comunque graduale ma specialmente solo in Italia per Pasolini c'era una cosi' straordinaria concentrazione di sotto culture ora irrimediabilmente perdute.

-L'autore arrivo' a definire il consumismo come "nuovo potere" anche se non lo descrisse approfonditamente perche' per sua stessa ammissione non ne coglieva l'interezza. La societa' consumistica aveva creato un regime assolutamente piu' temibile di quello (oramai arcaico) fascista perche' esercitava un potere assolutamente piu' totalizzante che mutava definitivamente l'indole degli italiani mentre quello fascista apparte poche migliaia di indivudui non riusci' a penetrare nelle masse modificandone le abitudini.

-Una forte critica veniva fatta inoltre alle liberta' e alla tolleranza democratica (non perche' fosse antidemocratico), in quanto queste erano state concesse dall'alto (e non per la sincera volonta' del popolo di emanciparsi) al fine di rendere gli italiani dei consumatori migliori. L'esempio calzante e' quello dei Jeans "Jesus" i quali erano pubblicizati con lo slogan "non avrai altro Dio all'infuori di me". Nonostante le proteste dei cattolici lo slogan non fu ritirato al contrario di come sarebbe successo in passato.

-Pasolini preferiva la vitalita' delle sottoculture povere, contadini e popolari allo squallido conformismo dell'italia contemporanea. I libri e i film di Pasolini hanno spesso come protagonisti persone ignoranti del sottoproletariato contadino/urbano. Questi individui per quanto poveri e/o dediti al sopravvivere tramite espedienti (furti, prostituzione ecc) hanno in se stessi la semplicita' e purezza di un mondo oramai travolto dallo sviluppo della societa' dei consumi. La vecchia societa' popolare metteva secondo Pasolini la vita umana in cima alla scala dei valori mentre la societa' del benessere sovverte tale scala in favore del consumo edonistico.

-La classe dirigente della DC secondo Pasolini fu la responsabile diretta o indiretta delle stragi avvenute in italia, della collusione tra mafia-politica, della cattiva gestione della cosa pubblica e del genocidio culturale della vecchia societa' contadina.

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