sabato 18 dicembre 2010
Somewhere di S. Coppola: Ovvero "Lost in Traslation 2"
La regista veniva secondo me da un discreta (in termini di qualità) produzione cinematografica: Il giardino delle vergini Suicide (1999), Lost in Traslation - L'amore tradotto (2003) e Marie Antoinette (2006). Per questa ragione attendevo con una certa curiosità il nuovo film Somewhere. Purtroppo questa attesa è stata tristemente delusa.
La storia narra la solitaria vita del single e super-famoso attore Johnny Marco. Il nostro eroe passa le sue giornate sfrecciando con la sua Ferrari, rimorchiando donne bellissime e dando feste con il suo compagno di casa. Messa così pare la vita che ogni uomo vorrebbe ma invece Marco sopravvive di giorno in giorno nella noia, nell'apatia e nella solitudine piu' completa. Le cose cambieranno in meglio quando la figlia di 11 anni si trasferirà per un pò da lui. I due passeranno insieme circa un mese dove riscopriranno il loro rapporto familiare.
La pellicola a mio avviso ha come principale punto debole l'inquietante somiglianza con Lost in Traslation. Le tematiche affrontate sono praticamente le solite e finiscono per deludere lo spettatore proponendo un film "già visto". In particolare mi ha infastidito il rispolverare la figura della star hollywodiana. Se in Lost in Traslation questa trovata poteva essere vista come un escamotage per raccontare le gesta di una persona sola, in Somewhere ho trovato la cosa ridondante ma specialmente troppo "aristocratica" dato che è difficile per uno spettatore (che è di solito una persona qualunque) rispecchiarsi in un inarrivabile divo del cinema.
Altro aspetto che non mi è piaciuto è il tipo di relazione tra Johnny e la figlia: più che un rapporto "familiare" mi ha ricordato quello tra due carcerati in un isola deserta. Probabilmente è questo a cui S. Coppola mirava ma a mio avviso c'è un frantendimento del ruolo genitore-figlio dove a vincere è l'egoistico bisogno di vincere la solitudine tramite il supporto di un altra persona. Non c'è quindi uno scambio ma una mera condivisione!
Tirando le somme, nonostante una discreta colonna sonora (mi è piaciuto vedere le due spogliarelliste ballare My Hero dei Foo Fighters ehehe) Sofia ha fatto indubbiamente fiasco cercando invano di riproporre una formula vincente. Purtroppo questa volta non ha potuto contare sui i punti di forza di Lost in Traslation: 1) Tokyo 2) Bill Murray & Scarlet Johanson 3) l'originalità. Il mio voto finale è quindi un deluso 2/5.
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